La geometria del quotidiano

duettoLa fotografia di Alessandro Bettio dischiude l’energia, la vivacità e l’incanto del mondo quotidiano, così come esso appare all’occhio in un preciso attimo. Eppure le immagini non nascono estemporaneamente: Bettio sa scegliere l’occasione perché prima se l’è prefigurata. E allora tagli secchi e onde improvvise, sì, ma est modus in rebus, ed è la “coordinazione”: due donne quasi speculari che chiacchierano, una fila di sedie còlta nella sua serialità, un tetto nella sua pulita geometria, il riflesso tremolante dei remi di una barca. Colpo d’occhio, rapidità e magia.

Le istantanee di Bettio sono tali nel senso stretto del termine: non mirano al bello — il che non significa che non ne siano portatrici — ma al colpo d’occhio. Non tutto è nitido nelle sue immagini, non tutto è a fuoco; si hanno zone d’ombra che un po’ disequilibrano l’insieme (o gli conferiscono un equilibrio asimmetrico). Ciò è frutto di una preparazione; di più: di una sorta di premonizione accompagnata da piccoli accorgimenti, così che la “sorpresa” non sia tale quando accade quel “qualcosa”, così da impugnare la macchina. Niente distrazione, quindi, ma acuita concentrazione sommata al suo opposto: l’incanto. Vedere non è solo gesto attivo, ma anche passivo, sembra dirci il fotografo, che sa farsi possedere dall’immagine, filtrarla, trasmettercela mediata dall’occhio che trasfigura e rende inconsueto il quotidiano.

autoritrattoUno scatto è emblematico, Autoritratto, fatto in uno dei luoghi privilegiati da Bettio, Collalto, sulle colline trevigiane: è il ritratto dell’ombra del fotografo. Sul terreno si staglia il suo profilo come a suggerire un'attitudine anche mentale, un gioco anche linguistico (non solo visivo) e attuato su più livelli: il fotografo come ombra nera sulla terra, l’ombra come sua vera identità. Un autoritratto, insomma. Il fotografo si cela dietro l’obiettivo, lo sguardo non lo svela, il suo colpo d’occhio (ossia la fotografia), invece, lo ri-vela.

Caratteristica di Bettio è, come già detto, la tentazione geometrica dello sguardo, che scandaglia e riconduce a forma, inquadra linee, ricerca mai banalmente l’ossatura delle cose, rincorre sollecito una specie di ordine primordiale dell’universo, quasi che dentro un'armatura di linee l’occhio si riposasse.

bicchieriTante sono le suggestioni e le fonti di fascinazione: da Capa a Chatwin ad Erwitt. Fotografie come appunti visivi di un viaggio. Il viaggio della vita come serbatoio di scatti. L’avventura registrata sulla retina, la bellezza infinita e fragile dell’attimo. Lo sguardo si mostra sempre pronto a rimettersi in gioco, ma per poi inglobare — come si vede dalle “nature morte” in mostra (Bicchieri, Sardine) — insiemi di oggetti in posa apparentemente casuale, ai quali, in realtà, è sottesa l’idea della ricreazione di un mondo regolato, idea in continua riemersione e sempre in bilico tra ordine e vertigine.

A volte, ci sembra suggerire il fotografo, bisogna saper penetrare il caos. Ossia trovare l’ordine nel disordine. Ed è ciò che ci rendono questi scatti: Bettio non ha paura del caos della vita, dei colori, delle forme e sferra tagli secchi in contrapposizione alla materia, ricca, colorata, caleidoscopica.

luceobraEspressivi e contemporaneamente simbolici sono nella sua arte il contrasto tra luce e buio. L’ombra che suggerisce e nasconde allo stesso tempo, il riflesso che si fa portatore del doppio. Alla base del suo principio compositivo c’è il contrasto come tratto distintivo di tutto ciò che vive. L’occhio asimmetrico del fotografo coglie la disarmonia che nasce dalla vita e la rende poetica cedendo a una tentazione geometrica. Perfezione dell’imperfezione, si potrebbe dire, nella ricerca di quella strutturante architettura di linee che è il segno forte di Bettio. L’occhio indaga la possibilità di sfuggire dai limiti dello spazio delineato dallo scatto: e allora nascono prospettive inedite, dove la costruzione diagonale (Luceombra) e spesso il movimento in verticale si rifanno al concetto di uomo che dormeascesa e discesa. Una sorta di inganno prospettico che indugia su figure, oggetti, ombre.Cosìanche le persone sono còlte in un attimo di immobilità, divengono quasi-oggetti (Uomo che dorme, Ritratto con turbante). Nelle siluettate e guizzanti Sagome nere  l’occhio ricerca una forma che conferisca senso. Oppure costruzioni tonde, circolari per mostrare il turbine degli eventi, del mondo (come in Spirale alcolica). E ancora fumigazioni che divengono epifanie: figure umane che emergono dalla nebbia (Fumo di bitume). E così il fotografo registra il normale corso delle cose e contemporaneamente la rottura di ciò, l’imprevedibilità, l’inatteso che si fa epifania del pensiero, espressione tangibile di un'emozione che parte direttamente dalla retina.

gattolatteLa necessità quasi ossessiva di strutturare il mondo in linee prospettiche si vede anche neipaesaggi, genere amato dal fotografo, che non sono mai narrativi, ma pronti a trasformarsi in suggestioni di linee e di ampie campiture quasi regolari. E ciò si vede anche in un estremo interesse per il mondo delle cose. Bettio guarda le cose con occhio straniante: è come se taluni oggetti venissero scelti per imparare a vedere il mondo proprio come un pittore impara dalle nature morte. Lette in questa chiave, alcune foto (si veda Natura morta con brocca e Gatto latte) diventano una sorta di nominazione: gli oggetti ricevono un nome e ci appaiono come se li vedessimo per la prima volta. Il mondo oggettuale per Bettio rappresenta un vero e proprio universo, un mondo a sé dotato di vita interiore nel quale gli oggetti interagiscono, comunicano nella loro lingua di oggetti.

finestraE c'è un altro aspetto da considerare: rivolgendo alle cose – o addirittura ai dettagli delle cose – un'attenzione particolare, viene loro restituito il significato primario. Una volta fotografate, esse perdono il loro significato palese, venendo trasferite in un'altra dimensione ed elevandosi nel rango compositivo e, quindi, anche semantico: il bordo di una piscina o una finestra (Angolo di piscina, Finestra) non sono, perciò, una semplice rappresentazione, ma una designazione di luogo, qualcosa che appartiene all'esistenza non dichiarata, bensì sottintesa.

Gli oggetti sono estrapolati dai legami funzionali e appaiono in rapporti che sono il risultato di una composizione. Perciò la fotografia contiene in sé un'informazione, consapevole crittogramma o inconsapevole traccia lasciata. Si fa composizione di oggetti quotidiani, di elementi che sono, ancora una volta, espressione della vita in tutte le sue forme, anche le più minute.

              
Silvia Burini, Venezia, maggio 2004

 

sardine
natura morta con brocca
profilo con turbante
angolo di piscina

 



(Dal catalogo Scatti di ordinaria geometria. Fotografie di Alessandro Bettio , a cura di Silvia Burini, con dieci commenti poetici di Alessandro Niero, Massimo Valdina Editore, Milano 2004)

 

PANCHINE

panchineDi traverso al viaggio si appalesano

le bianche pagine di sosta,

seriali e tanto ritmiche da sperdere

l’inganno della corsa fuori porta.

Non sono scosse dal fragore di rotaia

le panchine — ci compongono

nella latente stasi del futuro

prontissimo a falciare strade…

 

COSTRUTTO BIANCOBLU

costrutto bianco bluIncursione del blu, stilettata

fenditura e adesso palo,

colonna e a se stesso reggitura…

Il cielo che, rappreso, disciplina

il muro, si fa base, ora, e perpendicolo,

celeste atlante, muscolo e puntello,

ma con lo sbaffo: un ricciolo corinzio…

 

ASSOLO

assoloCapolinea nella stanza bianca,

manicomiale cul-de-sac o al massimo

fuga di topi o d’uomini anoressici…

ma forse anche parcheggio d’angeli,

l’azzurro d’ali si è colato in sedia,

ha acclimatato il luogo: stucchi grevi,

accenni di camino, un po’ di scala…

PUZZLE DI MATTONI

puzzle di mattoniLa pasta di mattoni che si ingriglia

dentro una gioia variopinta di scacchiera

dà scacco al cielo d’acqua che riposa

comprimario in uno spicchio d’angolo…

DALL’ALTO

dall'altoBallano i tavoli e ballano le sedie,

gli ombrelli svettano come compassi,

tanti miracoli metallici volteggiano

sopra le crespe dell’asfalto;

le ombre, trascinando sforbiciate,

fanno coro e séguito…

ASCESA

l'ascesaL’ascensore di pietra, imbellettato

come a un teatro minerale,

offre soltanto un corrimano scabro…

Dirimere dov’è l’alzata, la pedata,

il senso ingovernabile di marcia

è solo impresa d’angeli o demòni.

BICCHIERI

bicchieriIl tempo che ha fornito glaciazioni,

ha pianto righe di cristalli

rese bar, adesso, militi vetrosi

in diafana parata.

E sciamano sfaccettature.

QUASI BICROMIA

quasi bicromiaRapida — uno schiocco — dentro gli occhi

l’idea sgomenta di quel tempo quando

il mondo era sinopia spigolosa… poi

l’affastellarsi di pigmenti, il coordinarsi

di campiture verso la cromìa

distesa e distillata, e il bagno acido

delle rifiniture — in uno schiocco…

UOMO CHE DORME

uomo che dormeAnche lo sfinirsi ha forma

e il gancio che sorregge è retto,

la verticalità abbattuta è stoico

garrire di bandiera umana

in sintonia bianco-su-bianco,

quasi scaglia di scalino

o preghiera orizzontale di sagrato.

METROPOLITANA, DISCESA

metropolitana,discesaNel metrò discendi agli inferi.

I lampioni,

sghembi all'occhio che precipita

sui ferri zigrinati, sono retti,

invece.